Abstract
Installare una stazione meteorologica in città significa lavorare in un ambiente molto diverso dal sito aperto e pianeggiante usato come riferimento dalle reti meteorologiche standard. Muri, tetti, balconi, asfalto, vetri, condizionatori e ostacoli modificano temperatura, umidità, vento e precipitazioni. Questo non rende inutile la misura urbana, ma ne limita la rappresentatività. Una stazione collocata correttamente può descrivere con continuità il microclima di un quartiere, di un cortile o di un edificio; non deve però essere interpretata automaticamente come equivalente a una stazione installata sopra terreno naturale e lontano dagli ostacoli. La scelta del punto dipende anche dalla variabile misurata: il luogo migliore per il vento può essere inadatto alla temperatura, mentre una buona posizione per il pluviometro può non esserlo per la radiazione solare. Schermatura, ventilazione, distanza dalle superfici, manutenzione e documentazione del sito sono quindi importanti quanto la precisione dichiarata dei sensori.
Parole chiave: stazione meteorologica urbana, balcone, tetto, temperatura dell’aria, schermo solare, pluviometro, anemometro, microclima urbano, installazione
Misurare la città non è necessariamente un errore
Le linee guida meteorologiche tradizionali cercano di rendere confrontabili le osservazioni effettuate in luoghi differenti. Per temperatura e umidità si preferiscono aree aperte, ventilate, sopra terreno naturale e lontane dall’influenza immediata di edifici e superfici artificiali.
In città queste condizioni sono spesso impossibili da ottenere. Una stazione urbana può quindi avere due obiettivi diversi.
Il primo è avvicinarsi il più possibile a una misura meteorologica standard. In questo caso si cerca il punto meno influenzato da muri, tetti, asfalto e sorgenti artificiali di calore.
Il secondo è misurare intenzionalmente il microclima urbano. Una stazione in una piazza, in un cortile o lungo una strada può fornire informazioni molto utili sull’esposizione reale delle persone, anche se il dato non è direttamente confrontabile con quello di una stazione aeroportuale o rurale.
La posizione non deve quindi essere giudicata soltanto come corretta o sbagliata. Deve essere descritta in relazione allo scopo della misura.
Perché la città modifica le misure
Una stazione urbana non è influenzata soltanto dall’atmosfera. Le superfici circostanti assorbono, riflettono e rilasciano energia.
Asfalto, cemento, tegole, guaine impermeabili e facciate possono raggiungere temperature molto superiori a quella dell’aria. Durante la notte restituiscono lentamente il calore accumulato. Vetri, lamiere e muri chiari possono inoltre riflettere la radiazione solare verso il sensore.
Gli edifici modificano anche il vento. Producono accelerazioni, vortici, zone di ristagno e turbolenza. Due sensori posti a pochi metri di distanza, ma sui lati opposti dello stesso edificio, possono registrare condizioni molto differenti.
Condizionatori, camini, bocchette di ventilazione, veicoli e locali riscaldati costituiscono ulteriori sorgenti artificiali. Irrigatori, fontane e vegetazione fitta possono invece modificare localmente l’umidità e la temperatura.
Il sensore misura sempre il proprio ambiente immediato. Il problema consiste nel capire quanto quell’ambiente rappresenti l’area che si intende osservare.
Temperatura e umidità
Il sensore di temperatura e umidità deve essere protetto dalla radiazione solare diretta e riflessa, dalle precipitazioni e dagli scambi radiativi con le superfici circostanti. Deve però rimanere attraversato dall’aria.
Uno schermo multipiatto bianco è generalmente preferibile al semplice contenitore chiuso. Nei siti difficili, caratterizzati da forte radiazione e vento debole, uno schermo ventilato artificialmente può ridurre ulteriormente l’errore.
L’altezza di riferimento usata comunemente per le misure meteorologiche è compresa indicativamente tra 1,25 e 2 metri sopra la superficie rappresentativa. In un giardino questa superficie può essere il terreno. Su un balcone o su un tetto il significato cambia, perché il sensore si trova sopra una struttura artificiale che partecipa direttamente agli scambi termici.
Aumentare semplicemente l’altezza non elimina ogni influenza. Un sensore montato tre metri sopra una copertura molto calda può essere ancora investito dall’aria riscaldata dal tetto.
Il balcone
Il balcone è una delle installazioni più comuni, ma presenta numerose criticità.
Un balcone rientrante è poco ventilato e fortemente influenzato dai muri, dal soffitto e dal pavimento. Durante il giorno può accumulare calore; durante la notte può rimanere più caldo dell’aria libera per effetto dell’edificio.
La posizione meno sfavorevole è generalmente oltre il parapetto o la ringhiera, con il sensore esposto alla circolazione dell’aria e distante quanto possibile dalla facciata. Deve essere evitata la vicinanza a finestre, porte, tende, unità esterne di climatizzazione, cappe, bocchette e superfici metalliche.
Anche l’esposizione conta. Un balcone rivolto a nord riceve meno Sole diretto nell’emisfero settentrionale, ma questo non garantisce automaticamente una misura corretta. Il muro può comunque rilasciare calore e la ventilazione può essere insufficiente. Un balcone a sud o a ovest è più esposto alla radiazione pomeridiana e richiede una schermatura particolarmente efficace.
Il dato ottenuto rappresenterà soprattutto il microclima della facciata e del balcone. Può essere utile per valutare le condizioni dell’abitazione o seguire l’andamento nel tempo, ma non deve essere presentato come temperatura generale della città.
Il tetto
Il tetto offre spesso una buona esposizione al cielo e al vento, ma può essere un ambiente termicamente estremo.
Tegole, membrane bituminose, cemento, ghiaia e lamiere si riscaldano molto sotto il Sole. Il sensore deve essere sollevato dalla copertura, ben schermato e collocato in modo che l’aria riscaldata dal tetto non lo investa direttamente.
La soluzione non consiste nel fissare il sensore a pochi centimetri dalla superficie o contro un camino. Anche un palo metallico scaldato dal Sole può trasferire energia allo strumento se il montaggio non è progettato correttamente.
I tetti inclinati producono flussi d’aria differenti sui lati sopravento e sottovento. Parapetti, vani tecnici, antenne, pannelli fotovoltaici e comignoli generano turbolenza.
Una stazione sul tetto può risultare adatta per radiazione solare e, con le dovute cautele, per vento e precipitazioni. La temperatura registrata, tuttavia, descrive il livello della copertura e non quello della strada o del giardino sottostante.
Il giardino urbano
Un giardino rappresenta spesso il miglior compromesso disponibile, purché esista una zona aperta.
Il sensore di temperatura dovrebbe essere collocato sopra erba corta o terreno naturale, lontano quanto possibile da muri, pavimentazioni, recinzioni fitte, automobili e superfici riflettenti.
Una siepe molto vicina riduce la ventilazione. Un irrigatore può raffreddare il sensore e aumentare artificialmente l’umidità. Un albero può fornire ombra, ma modifica anche il vento, la radiazione e l’umidità. Il sensore non dovrebbe quindi essere semplicemente appeso a un ramo.
Nei piccoli giardini circondati da edifici il dato rimane urbano e locale, ma può essere più rappresentativo dell’aria vicina al suolo rispetto a quello raccolto su un balcone o sopra un tetto.
Cortili e chiostrine
Un cortile interno misura soprattutto il microclima dello spazio racchiuso dagli edifici.
La ventilazione può essere debole, l’irraggiamento notturno limitato e il rilascio di calore da parte delle pareti molto significativo. Durante il giorno le zone illuminate dal Sole possono alternarsi rapidamente a quelle in ombra.
Una chiostrina stretta è ancora più influenzata dall’edificio. Può essere utile per controllare umidità, ristagno termico o ventilazione del fabbricato, ma non rappresenta l’atmosfera urbana libera.
Il dato non è privo di valore. Deve semplicemente essere definito come misura del cortile o della chiostrina.
Pareti e davanzali
Il montaggio direttamente su una parete è generalmente poco adatto alla misura meteorologica della temperatura dell’aria.
La parete assorbe e cede calore, ostacola la circolazione su un lato del sensore e può essere influenzata dagli ambienti interni. Anche una parete esposta a nord non è termicamente neutra.
Il davanzale aggiunge l’influenza del vetro, del telaio, del muro e dell’aria proveniente dall’interno quando la finestra viene aperta. È una posizione utilizzabile per un’indicazione locale, non per una misura confrontabile con una stazione meteorologica standard.
Il pluviometro
Il pluviometro deve raccogliere le precipitazioni senza essere schermato dagli ostacoli e senza ricevere acqua aggiuntiva da superfici vicine.
Balconi, parapetti, tettoie, alberi e facciate intercettano una parte della pioggia. Grondaie, cornicioni e ringhiere possono invece produrre gocciolamenti o spruzzi che aumentano artificialmente l’accumulo.
Il bordo del pluviometro deve essere orizzontale e il cielo sopra lo strumento il più possibile libero. La vicinanza agli ostacoli deve essere ridotta, ma un’esposizione estremamente ventilata, come quella di alcuni tetti, può causare una sottostima perché il vento devia le gocce sopra l’imboccatura.
La misura della neve è ancora più sensibile al vento e richiede strumenti e procedure specifiche.
Un pluviometro montato su un balcone può quindi fornire soltanto una misura indicativa. Non è sufficiente che sia raggiunto dalla pioggia: deve ricevere la precipitazione senza schermature, turbolenze e gocciolamenti anomali.
L’anemometro
Il vento è probabilmente la variabile più difficile da misurare correttamente in città.
La misura meteorologica di riferimento viene generalmente effettuata a circa 10 metri dal suolo, in un’area aperta e lontana dagli ostacoli. In ambiente urbano questa condizione è raramente disponibile.
Un anemometro sul balcone misura il flusso deformato dall’edificio. Può registrare accelerazioni lungo la facciata, vortici in prossimità degli spigoli o valori molto bassi nelle zone riparate.
Il tetto è spesso la posizione migliore, ma l’anemometro deve emergere dalla zona di turbolenza prodotta dalla copertura, dai parapetti e dagli impianti presenti. Montarlo poco sopra il colmo o accanto a un camino non garantisce una misura rappresentativa.
Il vento misurato sul tetto descrive inoltre il flusso sopra gli edifici, non quello percepito al livello stradale. Entrambi i dati possono essere utili, ma rispondono a domande differenti.
Radiazione solare
Un sensore di radiazione solare richiede un orizzonte il più possibile libero e non deve essere ombreggiato da edifici, alberi, antenne o altri strumenti.
Il tetto è spesso una posizione favorevole, purché il sensore sia perfettamente orizzontale e non venga raggiunto da ombre durante il giorno.
Vetri e coperture trasparenti non devono essere interposti tra il Sole e lo strumento, perché modificano lo spettro e l’intensità della radiazione.
Per questo parametro il problema principale non è il calore della copertura, ma la visibilità del cielo, l’orizzontalità e la pulizia della superficie ottica.
Pressione atmosferica
Il sensore di pressione non deve necessariamente essere esposto all’esterno. Può essere collocato in un ambiente protetto, purché non sia sottoposto a sbalzi termici eccessivi o a pressurizzazioni prodotte da ventilatori e impianti.
La pressione varia con l’altitudine. Per confrontare stazioni poste a quote differenti viene spesso calcolato un valore ridotto al livello del mare. La correzione richiede però una quota conosciuta correttamente e un metodo dichiarato.
Due stazioni possono quindi mostrare pressioni differenti non soltanto per un errore del sensore, ma perché utilizzano quote o algoritmi di riduzione diversi.
Non esiste un unico punto perfetto per tutti i sensori
Le stazioni compatte riuniscono temperatura, umidità, pioggia, vento e radiazione in un solo gruppo. Questa soluzione è comoda, ma obbliga a scegliere un compromesso.
Sul tetto il vento e la radiazione possono essere misurati meglio, mentre temperatura e umidità risentono della copertura. In giardino la temperatura può essere più rappresentativa, ma alberi ed edifici ostacolano vento e pioggia.
Nelle installazioni più accurate i sensori vengono separati. Temperatura e umidità vengono collocate vicino al suolo sopra una superficie rappresentativa; pluviometro e anemometro vengono installati nei punti più liberi; il sensore solare viene posto dove vede l’intera volta celeste.
Quando non è possibile separare gli strumenti, bisogna stabilire quale variabile abbia maggiore importanza e accettare consapevolmente i limiti delle altre.
Documentare il sito
La qualità di una serie meteorologica dipende anche dalla conoscenza della sua storia.
Devono essere annotati posizione, altezza, tipo di superficie sottostante, distanza dagli ostacoli, esposizione, tipo di schermo e modello dei sensori. Sono utili fotografie riprese in più direzioni.
Vanno registrati anche spostamenti, sostituzioni, modifiche agli edifici, crescita della vegetazione, installazione di condizionatori e cambiamenti della pavimentazione.
Una variazione improvvisa della temperatura media può dipendere dal clima, ma anche da un sensore spostato, da un albero rimosso o da una nuova superficie asfaltata.
Mantenere il punto stabile è spesso più importante che cercare continuamente una posizione apparentemente migliore.
Manutenzione e controlli
Schermi e sensori devono essere mantenuti puliti. Polvere, insetti, ragnatele, foglie e materiale organico modificano ventilazione e risposta degli strumenti.
Il pluviometro deve essere controllato per evitare ostruzioni. L’anemometro deve ruotare liberamente. Il sensore solare deve rimanere pulito e orizzontale.
Un confronto temporaneo con uno strumento di riferimento può individuare errori evidenti, ma non basta collocare due sensori in punti differenti e confrontarne direttamente i valori. Prima devono essere esposti nello stesso luogo e nelle stesse condizioni.
Anche una differenza costante non deve essere corretta automaticamente nel software. Occorre stabilire se dipende dal sensore o dal sito.
Come leggere i dati di una stazione urbana
Il primo passo consiste nel chiedersi che cosa rappresenta realmente il punto di misura.
Una temperatura registrata su un balcone non deve essere confrontata senza cautela con quella di un aeroporto. Le due stazioni misurano ambienti differenti.
I valori assoluti possono essere influenzati dal sito, mentre l’andamento temporale della stessa stazione può rimanere molto utile. Se posizione, sensore e schermatura restano invariati, la serie permette di seguire ondate di calore, raffreddamenti, escursioni giornaliere e differenze stagionali.
Anche i record devono essere interpretati con prudenza. Un massimo molto elevato può essere reale per quel balcone o tetto, ma non rappresentare la temperatura meteorologica dell’intero quartiere.
La descrizione corretta non è quindi “in città c’erano 40 °C”, ma “la stazione installata in quel punto ha registrato 40 °C”. Per estendere il dato a un’area più vasta occorrono confronti con altre stazioni e informazioni precise sull’esposizione.
Conclusioni
Una stazione meteorologica urbana può produrre dati utili e coerenti anche quando non rispetta pienamente il sito ideale delle reti standard.
Balconi, tetti, cortili, giardini e pareti non sono però equivalenti. Ognuno modifica in modo diverso temperatura, umidità, vento, pioggia e radiazione.
La posizione migliore è quella che riduce le influenze estranee alla variabile osservata e rappresenta il luogo che si intende studiare. Quando il sito ideale non esiste, bisogna scegliere il compromesso meno sfavorevole, schermare correttamente i sensori, mantenere stabile l’installazione e descriverne con precisione i limiti.
Una misura urbana non è necessariamente sbagliata. Diventa fuorviante quando viene presentata come rappresentativa di un’area o di uno standard che il sito non può realmente descrivere.
Fonti principali
World Meteorological Organization, Guide to Instruments and Methods of Observation, WMO-No. 8, Volume I.
ISO 19289:2014, Air quality — Meteorology — Siting classifications for surface observing stations on land.
World Meteorological Organization, Guide for Urban Integrated Hydro-Meteorological, Climate and Environmental Services.
Met Office, Weather Observation Site Classification.
Met Office, How we measure temperature.
NOAA National Weather Service, Cooperative Observer Program, guidance for weather instrument exposure.