Abstract
Un foglio di carta, una email, un messaggio o una singola interrogazione a un sistema di intelligenza artificiale hanno, considerati isolatamente, un impatto ambientale limitato. Il problema cambia quando l’unità viene moltiplicata per milioni o miliardi di utilizzi e ripetuta continuamente nel tempo.
Il passaggio dalla comunicazione cartacea a quella digitale ha ridotto drasticamente il costo materiale della singola comunicazione, ma ha anche reso possibile una crescita enorme del numero di comunicazioni, dei dati trasferiti e delle informazioni conservate. L’intelligenza artificiale introduce oggi un ulteriore livello: una semplice richiesta testuale può richiedere relativamente poca energia, mentre elaborazioni complesse, ragionamento automatico, generazione di immagini e video e sistemi agentici possono richiederne quantità molto maggiori.
Confrontare carta e digitale richiede quindi di superare formule semplicistiche come «una email produce X grammi di CO₂» o «un certo numero di fogli equivale a un albero». L’impatto reale dipende dal ciclo di vita, dall’energia utilizzata, dall’hardware, dalla frequenza d’uso e soprattutto dalla scala complessiva.
Parole chiave
carta, email, comunicazione digitale, intelligenza artificiale, data center, energia, acqua, anidride carbonica, effetto rebound, consumo di risorse.
Il singolo gesto racconta solo una parte della storia
Molte valutazioni ambientali partono da una domanda apparentemente semplice: quanto consuma una singola operazione?
Quanto costa ambientalmente stampare un foglio? Quanto produce in termini di emissioni una email? Quanto consuma una ricerca su Internet? Quanta energia richiede una domanda rivolta a un’intelligenza artificiale?
Il problema è che l’impatto unitario, da solo, può essere un indicatore poco significativo. Un consumo molto piccolo moltiplicato per pochi utilizzi rimane piccolo; lo stesso consumo moltiplicato per milioni di persone, centinaia di volte al giorno e per molti anni diventa invece una grandezza completamente diversa.
È quindi necessario considerare almeno quattro fattori: consumo per singola operazione, frequenza, numero di utenti e durata nel tempo. La digitalizzazione rende questo problema particolarmente evidente perché ha ridotto enormemente il costo economico e pratico di comunicare, duplicare, archiviare ed elaborare informazioni.
La carta: un consumo materiale evidente
La carta rende immediatamente visibile il proprio costo materiale. Servono fibre, acqua, energia, processi industriali, trasporto e successivamente raccolta, riciclo o smaltimento.
La dimensione globale del settore è notevole. Secondo la FAO, nel 2024 sono stati prodotti nel mondo circa 423 milioni di tonnellate di carta e cartone. Nello stesso anno la produzione di pasta di legno è stata di circa 189 milioni di tonnellate, mentre il volume di carta recuperata ha raggiunto circa 241 milioni di tonnellate.
Questo mostra anche perché l’equazione «carta uguale alberi abbattuti» sia troppo semplice. La produzione utilizza fibre vergini e fibre recuperate in proporzioni differenti a seconda del prodotto e del paese. Inoltre specie forestale, gestione delle foreste, resa della pasta, grammatura, riciclo e processo industriale cambiano sensibilmente il bilancio finale.
Non esiste quindi una conversione scientificamente universale del tipo «X fogli corrispondono a un albero». Resta però un’attività industriale che utilizza materie prime, acqua ed energia e che produce emissioni atmosferiche, scarichi idrici e rifiuti.
Quando una lettera richiedeva uno sforzo
La posta tradizionale aveva un costo fisico evidente: foglio, busta, stampa o scrittura, raccolta, smistamento, trasporto e consegna. Questa struttura introduceva anche una forma di attrito. Spedire una lettera richiedeva tempo e denaro; non era naturale utilizzare il sistema postale per ogni brevissima comunicazione quotidiana.
La comunicazione elettronica ha eliminato gran parte di quell’attrito. Una email o un messaggio possono essere inviati in pochi secondi, duplicati, inoltrati a decine di destinatari e accompagnati da fotografie, documenti o video.
I dati postali mostrano quanto profonda sia stata la sostituzione. L’Unione Postale Universale rileva che nel 2024 il volume mondiale della posta-lettere nazionale era tornato a livelli paragonabili a quelli di circa sessant’anni prima, mentre il traffico internazionale era sceso a livelli paragonabili alla fine dell’Ottocento. L’UPU collega esplicitamente questa diminuzione alla crescita delle comunicazioni elettroniche.
Ma il fatto che siano diminuite le lettere non significa che sia diminuito il numero delle comunicazioni. È avvenuto piuttosto il contrario.
Dal foglio ai miliardi di comunicazioni
La comunicazione digitale permette una quantità di scambi che sarebbe stata materialmente impossibile con la posta tradizionale. Email, messaggistica, notifiche automatiche, social network, videoconferenze, fotografie, documenti condivisi, backup e servizi cloud generano continuamente traffico.
Nel 2025 l’ITU stima circa 7,3 zettabyte di traffico Internet sulle reti fisse e altri 1,5 zettabyte sulle reti mobili. Il traffico fisso era cresciuto da circa 6,2 zettabyte appena un anno prima.
È qui che il confronto «lettera contro email» comincia a perdere significato. Una comunicazione elettronica può essere molto meno onerosa di una lettera fisica, ma non utilizziamo la comunicazione elettronica con la frequenza con cui utilizzavamo la posta cartacea.
Il cambiamento tecnologico non ha semplicemente sostituito miliardi di lettere con altrettante email. Ha permesso di creare una quantità di comunicazioni enormemente superiore.
L’email non è però il principale colpevole
Anche qui occorre evitare uno slogan diffuso: eliminare qualche email non rappresenta necessariamente un intervento ambientale particolarmente efficace.
Uno studio pubblicato nel 2022 su Sustainable Production and Consumption ha analizzato l’impatto di diversi usi digitali e ha concluso che, nel profilo considerato, le principali componenti erano la produzione dei dispositivi elettronici, il loro utilizzo e servizi ad alto traffico come lo streaming video. L’invio delle email contribuiva relativamente poco all’impatto annuale dell’utente.
Il risultato non rende l’email «gratuita» dal punto di vista ambientale. Indica piuttosto che concentrarsi sul numero di messaggi può far perdere di vista componenti molto più importanti: smartphone, computer, display, modem, reti, server, produzione dell’hardware e grandi quantità di dati audiovisivi.
La frase «una email produce X grammi di CO₂» è quindi poco utile se viene trasformata in una costante universale. Il risultato dipende dalla dimensione del messaggio, dai dispositivi coinvolti, dalla rete, dall’archiviazione, dal tempo di conservazione e soprattutto dall’origine dell’elettricità.
Il digitale non è immateriale
Un documento digitale non pesa nelle mani, ma richiede una catena fisica. Occorrono dispositivi dell’utente, apparati di rete, cavi, fibre ottiche, sistemi radio, router, storage, server, alimentatori, sistemi di continuità, climatizzazione e data center.
A monte servono inoltre semiconduttori, metalli, materiali elettronici, fabbriche e trasporti. A valle esiste il problema della sostituzione dei dispositivi e dei rifiuti elettronici.
Il Joint Research Centre della Commissione europea sottolinea proprio questo punto: gli effetti ambientali delle tecnologie dell’informazione non dovrebbero essere valutati considerando soltanto il singolo dispositivo, ma l’intero sistema formato da utenti, apparecchiature, reti e servizi.
Digitalizzare significa quindi spesso dematerializzare una parte visibile del processo, non eliminare la materia e l’energia necessarie al sistema.
L’intelligenza artificiale cambia nuovamente la scala
L’intelligenza artificiale rende il problema ancora più evidente perché alla trasmissione e all’archiviazione dei dati aggiunge una componente computazionale che può essere molto intensa. Anche in questo caso è sbagliato cercare un unico numero per «una domanda all’AI».
La IEA rileva che l’efficienza energetica per singolo compito di intelligenza artificiale sta migliorando molto rapidamente. Una semplice interrogazione testuale può oggi avere un consumo relativamente contenuto, ma non tutte le interrogazioni sono semplici.
Generazione video, sistemi di ragionamento e attività agentiche possono richiedere, secondo la IEA, centinaia o migliaia di volte più energia per richiesta rispetto alla semplice generazione di testo.
Questo rende evidente la differenza tra chiedere una breve informazione e utilizzare un sistema per ore, effettuando decine di elaborazioni, analizzando documenti, generando immagini o video e richiedendo processi complessi. E ancora una volta entra in gioco la moltiplicazione: una singola sessione può incidere poco sul consumo energetico mondiale; milioni di sessioni contemporanee richiedono invece infrastrutture di tutt’altra scala.
Da una domanda a centinaia di terawattora
Il fenomeno è già visibile nei consumi aggregati. Secondo l’aggiornamento IEA del 2026, i data center mondiali hanno utilizzato circa 485 TWh di elettricità nel 2025. La previsione centrale porta il consumo a circa 950 TWh nel 2030, quasi il doppio e circa il 3% della domanda elettrica mondiale prevista per quell’anno.
Nello stesso periodo il consumo dei data center specificamente orientati all’intelligenza artificiale è previsto circa triplicare. Nel solo 2025 il loro consumo elettrico è cresciuto del 50%.
È importante non trasformare questi dati in «l’AI consuma 485 TWh»: quel valore riguarda tutti i data center, non soltanto l’intelligenza artificiale. Ma è altrettanto scorretto ignorare il ruolo dell’AI nella crescita della domanda, perché la IEA la identifica come uno dei principali fattori dell’espansione prevista dei data center.
Non soltanto elettricità
Un data center non utilizza soltanto energia elettrica. Il raffreddamento può richiedere acqua, con quantità molto diverse a seconda del clima, della tecnologia utilizzata e della progettazione dell’impianto.
Il Lawrence Berkeley National Laboratory ha stimato che i data center statunitensi abbiano consumato direttamente circa 66 miliardi di litri d’acqua nel 2023, contro circa 21,2 miliardi nel 2014. Lo stesso studio stima un’impronta idrica indiretta molto maggiore, legata all’acqua utilizzata per produrre l’elettricità.
Questi valori riguardano ancora una volta l’intero settore dei data center statunitensi e non possono essere attribuiti integralmente all’intelligenza artificiale. Mostrano però che dietro un servizio apparentemente immateriale esistono infrastrutture che interagiscono con sistemi energetici e idrici reali.
E la CO₂?
L’anidride carbonica presenta un problema analogo. Un kilowattora consumato in una rete fortemente alimentata da carbone ha un’impronta molto diversa dallo stesso kilowattora prodotto prevalentemente attraverso fonti a basse emissioni.
Non è quindi possibile trasformare direttamente una email, un gigabyte o una domanda a un modello di intelligenza artificiale in una quantità universale di CO₂.
Lo studio del Lawrence Berkeley National Laboratory stima per i data center statunitensi nel 2023 circa 61 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente associate al mix elettrico utilizzato nella propria analisi. Gli stessi autori sottolineano però che il risultato cambia con la localizzazione e con le fonti impiegate per produrre elettricità.
La CO₂ non è quindi una proprietà dell’email o dell’algoritmo: è il risultato dell’intera catena energetica e tecnologica che rende possibile il servizio.
Più efficienti, ma usati molto di più
Qui compare un fenomeno noto da molto tempo negli studi sull’energia: l’effetto rebound. Quando una tecnologia diventa più efficiente, il costo necessario per ottenere un determinato servizio diminuisce. Questo è positivo se la quantità utilizzata rimane costante, ma proprio la diminuzione del costo può favorire un aumento dell’utilizzo.
Nel digitale il meccanismo può essere particolarmente forte. Trasmettere un messaggio diventa più economico, quindi ne inviamo di più. Archiviare un gigabyte costa meno, quindi conserviamo quantità maggiori di dati. I processori diventano più efficienti, ma vengono utilizzati per applicazioni progressivamente più complesse.
La letteratura scientifica sulla digitalizzazione identifica esplicitamente questi effetti di rimbalzo e avverte che i benefici ottenuti attraverso l’efficienza non possono essere valutati senza considerare i cambiamenti nel comportamento e nella domanda. Il caso dell’intelligenza artificiale è particolarmente chiaro: mentre il consumo per singolo compito semplice sta diminuendo rapidamente, aumentano nello stesso momento utenti, applicazioni e complessità dei compiti.
Dal foglio alla AI: la stessa domanda
Carta e digitale non sono tecnologie equivalenti e non devono essere forzate dentro un unico confronto numerico. La carta consuma direttamente materia fibrosa e rende visibili molti dei propri costi ambientali.
Il digitale riduce enormemente la materia necessaria per ogni singola comunicazione, ma richiede dispositivi, reti e infrastrutture condivise e permette una crescita straordinaria della quantità di informazioni prodotte e trasferite. L’intelligenza artificiale aggiunge una quantità di calcolo che può variare di diversi ordini di grandezza a seconda dell’attività.
In tutti e tre i casi, però, vale la stessa domanda: non soltanto quanto consuma una volta, ma quante volte viene fatto.
È questo passaggio dalla singola unità alla scala complessiva che permette di comprendere il fenomeno.
Il rischio dei numeri troppo semplici
Dire «non stampare questa email per salvare un albero» può essere un invito ragionevole a evitare uno spreco, ma non costituisce un bilancio ambientale. Allo stesso modo, affermare che «una email produce X grammi di CO₂» o che «una domanda all’intelligenza artificiale consuma X wattora» rischia di trasformare stime dipendenti da numerose condizioni in valori apparentemente universali.
Queste semplificazioni possono produrre conclusioni opposte utilizzando numeri tutti apparentemente plausibili. Una valutazione corretta dovrebbe invece specificare almeno il perimetro considerato: produzione dei dispositivi, durata dell’hardware, energia consumata durante l’uso, rete, data center, raffreddamento, origine dell’elettricità, trasporto, materie prime e fine vita.
La stessa letteratura scientifica sottolinea quanto i risultati delle valutazioni ambientali del digitale dipendano dalle ipotesi metodologiche utilizzate.
Conclusioni
La sostituzione della carta con il digitale ha eliminato enormi quantità di materiale da molte attività quotidiane. Una email non richiede una busta, una fotografia digitale non richiede necessariamente una stampa e un documento elettronico può essere distribuito a migliaia di persone senza produrre migliaia di copie cartacee.
Ma questo non significa che il digitale sia privo di materia o di consumo energetico. La facilità con cui oggi possiamo comunicare, duplicare, archiviare ed elaborare informazioni ha modificato anche la quantità di queste operazioni. Il traffico digitale mondiale continua a crescere e l’espansione dell’intelligenza artificiale sta aumentando ulteriormente la domanda di capacità di calcolo.
Il punto centrale non è quindi stabilire se sia «migliore» la carta, l’email o l’intelligenza artificiale. È comprendere che un consumo piccolo non rimane necessariamente piccolo quando viene moltiplicato per milioni di utenti, miliardi di operazioni e molti anni.
L’efficienza resta fondamentale, ma non è sufficiente da sola. Se ogni operazione richiede meno risorse mentre il numero delle operazioni cresce ancora più velocemente, il consumo complessivo può continuare ad aumentare.
Il vero indicatore non è soltanto quanto costa fare qualcosa una volta. È quanto costa farlo tutte le volte che abbiamo reso possibile farlo.
Fonti principali
International Energy Agency — Key Questions on Energy and AI, 2026.
International Energy Agency — Energy and AI, aggiornamenti sulla domanda elettrica dei data center.
International Telecommunication Union — Facts and Figures 2025, dati sul traffico Internet mondiale.
Universal Postal Union — State of the Postal Sector 2024, evoluzione dei volumi della posta-lettere.
Food and Agriculture Organization of the United Nations — Global Forest Products Facts and Figures 2024.
European Commission, Joint Research Centre — Best Available Techniques Reference Document for the Production of Pulp, Paper and Board.
European Commission, Joint Research Centre — studi sull’impatto ambientale dei sistemi ICT e sugli effetti della digitalizzazione.
Lawrence Berkeley National Laboratory — 2024 United States Data Center Energy Usage Report.
Rodrigues et al. — Sending fewer emails will not save the planet! An approach to make environmental impacts of ICT tangible for Canadian end users, Sustainable Production and Consumption, 2022.
Roussilhe, Ligozat e Quinton — A long road ahead: a review of the state of knowledge of the environmental effects of digitization, Current Opinion in Environmental Sustainability, 2023.