Abstract
Mappare la temperatura dell’aria in città significa associare misure meteorologiche a luoghi e orari precisi, così da ricostruire le differenze tra strade, quartieri, parchi, aree industriali e zone periurbane. Una rete di stazioni fisse fornisce serie continue, ma difficilmente raggiunge una densità sufficiente per descrivere ogni microclima urbano. Un sistema mobile può invece percorrere molte zone in poco tempo, registrando temperatura, umidità, posizione e ora. Il metodo presenta però un problema fondamentale: i punti non vengono misurati contemporaneamente. Durante il percorso l’atmosfera continua a scaldarsi o raffreddarsi, perciò una parte delle differenze registrate dipende dal luogo e una parte dal passare del tempo. Per produrre una carta attendibile servono quindi sensori schermati e sufficientemente rapidi, sincronizzazione con il ricevitore satellitare, una posizione di montaggio lontana dalle sorgenti di calore, un percorso ripetibile e una stazione fissa di riferimento con cui applicare la correzione temporale. Anche l’elaborazione richiede cautela: i valori realmente osservati sono punti lungo una linea, mentre le aree comprese tra i percorsi vengono soltanto stimate mediante interpolazione. Una mappa corretta non è quindi il risultato automatico di un sensore collegato a un ricevitore GNSS, ma di un protocollo che controlla esposizione, tempo, risposta strumentale, condizioni meteorologiche e caratteristiche fisiche degli ambienti attraversati.
Parole chiave: temperatura dell’aria, mappatura urbana, sensori mobili, transetto mobile, GNSS, correzione temporale, isola di calore urbana, microclima, interpolazione, acquisizione dati
Che cosa si vuole realmente mappare
Prima di scegliere sensori, veicolo o software occorre definire la grandezza da rappresentare.
La temperatura dell’aria non coincide con:
- la temperatura dell’asfalto;
- la temperatura di un tetto;
- la temperatura di una parete;
- la temperatura interna di un’automobile;
- la temperatura raggiunta dal contenitore del sensore;
- la temperatura percepita da una persona.
Un sensore meteorologico misura il proprio stato termico. Il valore può rappresentare correttamente l’aria soltanto quando gli scambi con radiazione solare, pioggia, superfici vicine e sorgenti artificiali vengono ridotti abbastanza da lasciare prevalere lo scambio con l’aria circostante.
L’articolo riguarda quindi esclusivamente la temperatura dell’aria nello strato urbano vicino alle persone, non la temperatura radiativa delle superfici.
Perché usare un sistema mobile
Una stazione fissa offre il vantaggio della continuità. Può registrare giorno e notte per mesi o anni, mostrando l’evoluzione meteorologica e climatica del proprio sito.
Il limite è spaziale: ogni stazione descrive soprattutto l’ambiente nel quale si trova. Una rete poco densa può non rilevare differenze tra:
- una strada stretta e un grande viale;
- un parcheggio e un parco;
- un quartiere compatto e una zona di villette;
- un’area industriale e una fascia agricola;
- una piazza esposta e un cortile ombreggiato.
Un transetto mobile attraversa invece molti ambienti con un unico sistema di misura. La densità spaziale può diventare molto elevata, permettendo di riconoscere variazioni termiche che una rete tradizionale lascerebbe tra una stazione e l’altra.
La misura mobile non sostituisce però quella fissa. I due metodi rispondono a esigenze complementari: le stazioni descrivono bene l’evoluzione nel tempo, mentre i transetti mostrano con maggiore dettaglio le differenze nello spazio.
Il problema fondamentale: spazio e tempo si mescolano
Una carta urbana sembra rappresentare differenze tra luoghi, ma un sistema mobile non misura tutti i luoghi nello stesso istante.
Supponiamo che il percorso inizi nel centro cittadino alle 21:00 e raggiunga la periferia alle 22:00. Se nel frattempo l’intera area si raffredda, il centro viene misurato durante una fase più calda e la periferia durante una fase più fresca.
La differenza osservata contiene quindi due componenti:
- la differenza spaziale reale tra centro e periferia;
- la variazione temporale avvenuta durante il percorso.
Senza una correzione, il normale raffreddamento serale può essere interpretato come una forte isola di calore. Durante una mattinata in rapido riscaldamento può accadere il contrario: i luoghi misurati più tardi possono sembrare più caldi soltanto perché il Sole ha continuato a scaldare l’atmosfera.
Le osservazioni mobili devono perciò essere ricondotte a un orario comune.
La stazione fissa di riferimento
Durante l’intero percorso una stazione fissa deve registrare la temperatura con intervalli sufficientemente brevi.
Il sito di riferimento non deve necessariamente trovarsi nel punto più freddo o fuori dalla città. La sua funzione principale è descrivere l’andamento temporale generale durante il rilievo:
- raffreddamento serale;
- riscaldamento mattutino;
- passaggio di nubi;
- variazioni prodotte dal vento;
- arrivo di aria differente;
- cambiamenti improvvisi delle condizioni meteorologiche.
Una correzione semplice può essere espressa così:
temperatura corretta = temperatura mobile − variazione registrata dalla stazione fissa rispetto all’orario scelto
Se si decide di riportare tutti i dati alle 21:30, per ogni punto si confronta la temperatura della stazione fissa nell’istante della misura con quella registrata alle 21:30.
Esempio:
- misura mobile alle 22:00: 25,0 °C;
- stazione fissa alle 22:00: 23,5 °C;
- stazione fissa alle 21:30: 24,2 °C.
Tra le 21:30 e le 22:00 la stazione è scesa di 0,7 °C. Alla misura mobile vengono quindi aggiunti 0,7 °C:
25,0 + 0,7 = 25,7 °C riferiti alle 21:30
La procedura presuppone che il cambiamento temporale osservato dalla stazione sia rappresentativo dell’area percorsa. Questa ipotesi non è sempre perfetta: parchi, zone compatte, rive e aree industriali possono raffreddarsi con velocità differenti. La correzione riduce l’errore temporale, ma non lo elimina completamente.
Un percorso chiuso permette un controllo indipendente
È utile progettare un itinerario che ritorni vicino al punto di partenza.
Se il sistema passa nello stesso luogo all’inizio e alla fine, la differenza tra le due misure fornisce un’indicazione immediata della variazione avvenuta durante il rilievo.
Il ritorno al punto iniziale non sostituisce necessariamente una stazione fissa, ma permette di verificare se la correzione applicata è ragionevole.
Un percorso ad anello offre inoltre altri vantaggi:
- riduce gli spostamenti estranei al rilievo;
- facilita la ripetizione nelle giornate successive;
- permette di controllare eventuali derive del sensore;
- evidenzia anomalie dovute a soste o modifiche meteorologiche improvvise.
Una correzione lineare basata soltanto sul punto iniziale e finale assume però che il riscaldamento o il raffreddamento sia avvenuto con velocità uniforme. È una semplificazione che deve essere dichiarata.
Sensore preciso non significa sistema preciso
La precisione dichiarata dal produttore riguarda normalmente il sensore in condizioni controllate.
Sul campo l’errore complessivo comprende anche:
- riscaldamento solare;
- ventilazione insufficiente;
- inerzia del contenitore;
- calore proveniente dal veicolo;
- posizione di montaggio;
- calibrazione;
- frequenza di acquisizione;
- sincronizzazione temporale;
- variazioni durante la marcia e durante le soste.
Un sensore con accuratezza nominale di ±0,1 °C può produrre errori di diversi gradi se viene lasciato al Sole o montato vicino a una sorgente termica.
Prima del rilievo tutti i sensori utilizzati devono essere confrontati nello stesso ambiente. L’interconfronto non rende automaticamente corretti gli strumenti, ma permette di verificare scostamenti costanti, differenze di risposta, valori anomali, deriva e disallineamenti tra temperatura e umidità.
La schermatura dalla radiazione
Il sensore non deve essere colpito direttamente dal Sole.
La radiazione può scaldare il sensore e il suo involucro oltre la temperatura dell’aria. L’errore è spesso maggiore:
- con cielo sereno;
- con vento debole;
- durante le soste;
- sopra superfici molto riflettenti;
- quando lo schermo ha elevata massa termica;
- quando la ventilazione interna è scarsa.
La schermatura deve realizzare due funzioni apparentemente opposte: proteggere dalla radiazione e dalle precipitazioni, ma permettere un ricambio rapido dell’aria.
Un contenitore chiuso risolve il primo problema ma ne crea un altro: l’aria interna viene isolata e il sistema risponde lentamente.
Gli schermi a piatti sovrapposti sfruttano la ventilazione naturale. Uno schermo aspirato utilizza invece una ventola per mantenere un flusso d’aria più costante. L’aspirazione può migliorare la risposta durante le soste e con vento debole, ma richiede alimentazione, controllo della ventola e una geometria che eviti il ricircolo di aria riscaldata dagli stessi componenti elettronici.
La velocità di risposta
Quando il sistema passa da un ambiente fresco a uno caldo, il sensore non assume istantaneamente la nuova temperatura.
La risposta dipende da:
- massa del sensore;
- involucro;
- schermo;
- ventilazione;
- velocità del mezzo;
- differenza di temperatura;
- eventuale presenza di acqua.
Un sistema lento produce una mappa spostata lungo il percorso. Il valore attribuito a una strada può contenere ancora l’influenza del parco attraversato alcuni secondi prima.
La frequenza di campionamento non deve essere confusa con la velocità di risposta. Un dispositivo può salvare un dato ogni secondo, ma se il sensore impiega un minuto per adattarsi registra molte volte quasi la stessa risposta ritardata. Aumentare il numero di campioni non recupera l’informazione che il sistema fisico non riesce a seguire.
Prima dell’uso conviene eseguire una prova dinamica:
- stabilizzare il sistema in un ambiente;
- trasferirlo rapidamente in un ambiente a temperatura differente;
- registrare il tempo necessario per avvicinarsi al nuovo valore;
- ripetere la prova con ventilazione e montaggio definitivi.
La velocità del percorso deve essere scelta in funzione di questa risposta, non soltanto della risoluzione desiderata sulla carta.
Dove montare il sistema
Il sensore deve campionare l’aria esterna senza essere influenzato eccessivamente dal mezzo che lo trasporta.
Automobile
Non deve essere collocato:
- nell’abitacolo;
- vicino al radiatore;
- davanti alle bocchette di ventilazione;
- vicino allo scarico;
- immediatamente sopra il cofano;
- in una zona protetta dal flusso d’aria;
- troppo vicino alla carrozzeria riscaldata dal Sole.
Una posizione sul tetto, sufficientemente sollevata e lontana dai bordi più turbolenti, riduce alcune interferenze. Deve però essere verificato che il flusso non convogli aria proveniente dal motore o da altre parti calde.
Durante le soste la ventilazione diminuisce e il calore del veicolo può diventare più importante. I dati raccolti in coda o ai semafori devono essere identificabili.
Bicicletta
La bicicletta riduce il problema del motore e permette di percorrere parchi, piste ciclabili e strade non accessibili alle automobili.
Il sensore deve essere davanti o sopra il ciclista, lontano dal corpo, lontano da batterie e motore elettrico, a un’altezza costante e protetto dalle vibrazioni senza essere chiuso in un contenitore isolante.
Percorso a piedi
Permette misure dettagliate nel microclima pedonale, ma il corpo dell’operatore produce calore e ostacola il vento.
Il sistema non deve essere tenuto vicino al torace, in mano o dentro uno zaino. È preferibile un supporto sporgente o una struttura che mantenga il sensore distante dall’operatore.
In ogni configurazione devono essere documentati altezza, orientamento, distanza dal mezzo e tipo di schermatura.
Altezza della misura
Una carta ottenuta con sensori posti ad altezze differenti non rappresenta una grandezza omogenea.
Vicino al terreno possono esistere gradienti rilevanti, soprattutto sopra asfalto soleggiato, sopra prato, nelle notti serene, in condizioni di vento debole, vicino a pareti, nei sottopassi e sotto vegetazione fitta.
Le osservazioni dell’isola di calore atmosferica vengono comunemente effettuate nello strato urbano vicino al livello delle persone. In un rilievo mobile l’altezza esatta può dipendere dal mezzo, ma deve rimanere costante e deve essere indicata nella metodologia.
Ora e posizione devono appartenere allo stesso campione
Ogni registrazione dovrebbe contenere almeno:
data – ora – latitudine – longitudine – temperatura – umidità
Possono essere aggiunti:
- quota;
- velocità;
- direzione del movimento;
- numero di satelliti;
- qualità della posizione;
- stato del sistema;
- tensione di alimentazione;
- eventuale arresto del mezzo.
Il ricevitore GNSS e il sensore possono lavorare con frequenze differenti. Il software deve stabilire esplicitamente quale posizione associare alla temperatura: ultima posizione disponibile, posizione più vicina temporalmente oppure posizione interpolata tra due aggiornamenti.
Un errore di pochi secondi può spostare il campione di decine di metri se il mezzo è in movimento.
L’orologio del microcontrollore, quello del ricevitore e quello della stazione fissa devono essere controllati prima e dopo il percorso. La sincronizzazione non è un dettaglio informatico: determina dove e quando viene collocata ogni misura.
Come progettare il percorso
Il tracciato non deve essere scelto soltanto perché è comodo da percorrere.
Deve attraversare ambienti fisicamente differenti e rappresentativi:
- centro compatto;
- quartieri aperti;
- zone residenziali;
- aree industriali;
- grandi parcheggi;
- parchi;
- rive o corsi d’acqua;
- aree periurbane;
- terreni agricoli;
- punto di riferimento esterno alla città.
Il percorso deve essere abbastanza lungo da attraversare queste zone, ma non tanto da richiedere ore e rendere dominante la correzione temporale.
È preferibile evitare deviazioni impreviste, tratti con traffico molto variabile, lunghi tunnel, parcheggi sotterranei, soste non controllate, strade chiuse in modo occasionale e percorsi che cambiano tra una campagna e l’altra.
Una mappa comparabile nasce da un itinerario ripetibile.
Non basta scrivere urbano e rurale
Due quartieri urbani possono essere più diversi tra loro di quanto uno dei due sia diverso dalla campagna circostante.
Per ogni tratto occorre documentare almeno:
- altezza media degli edifici;
- densità edilizia;
- larghezza delle strade;
- percentuale di suolo impermeabile;
- vegetazione;
- presenza di acqua;
- materiali predominanti;
- traffico e attività;
- pendenza e quota;
- esposizione al vento.
La classificazione Local Climate Zones divide gli ambienti in tipologie costruite o naturali, definite attraverso struttura, copertura, materiali e attività umane. Il sistema evita confronti generici tra siti indicati soltanto come città e campagna.
La carta diventa molto più utile se ogni punto viene associato alla zona climatica locale attraversata.
Quando effettuare il rilievo
Non esiste un solo momento corretto. Dipende dall’obiettivo.
Per osservare l’isola di calore notturna sono spesso favorevoli:
- ore successive al tramonto;
- cielo sereno o poco nuvoloso;
- vento debole;
- assenza di precipitazioni recenti;
- condizioni meteorologiche relativamente stabili.
In queste condizioni le superfici aperte possono raffreddarsi rapidamente mentre gli ambienti urbani più compatti restituiscono il calore accumulato.
Un rilievo diurno può servire a studiare ombreggiamento, ventilazione, influenza di parchi e acqua, esposizione dei pedoni e risposta dei quartieri durante un’ondata di caldo.
Le campagne differenti non devono però essere mescolate come se rappresentassero lo stesso stato atmosferico.
Le condizioni meteorologiche devono essere registrate
Durante il transetto devono essere annotati almeno:
- copertura nuvolosa;
- vento;
- pioggia recente;
- stato del terreno;
- presenza di nebbia;
- eventuali cambiamenti improvvisi.
Il passaggio di una nube modifica rapidamente il bilancio radiativo. Una variazione del vento può mescolare l’aria o convogliare aria proveniente da zone differenti. Una pioggia recente modifica evaporazione, umidità e raffreddamento delle superfici.
Se le condizioni cambiano troppo durante il percorso, la correzione temporale basata su una sola stazione può diventare insufficiente. In alcuni casi il rilievo deve essere considerato non confrontabile o essere ripetuto.
Campionamento e distanza tra i punti
La frequenza di campionamento deve essere scelta considerando contemporaneamente velocità del mezzo, risposta del sensore, precisione GNSS, memoria disponibile e scala del fenomeno studiato.
A 20 km/h il mezzo percorre circa 5,6 metri al secondo. Un dato al secondo non garantisce però una risoluzione reale di 5,6 metri: il sensore, lo schermo, il GNSS e la turbolenza del flusso possono avere risoluzioni effettive molto più grossolane.
Registrare dati molto ravvicinati può essere comunque utile per individuare anomalie, calcolare medie su tratti, escludere soste e ricostruire con precisione la traiettoria.
Non è corretto presentare la distanza tra due righe del file come risoluzione scientifica della mappa.
Controllo e pulizia dei dati
Prima di produrre la carta occorre esaminare la sequenza temporale.
Devono essere individuati:
- valori impossibili;
- salti improvvisi incompatibili con la risposta del sensore;
- coordinate mancanti;
- posizioni GNSS errate;
- campioni duplicati;
- perdita di sincronizzazione;
- soste;
- passaggi in galleria;
- avvicinamento a scarichi o sorgenti artificiali;
- avvio prima della stabilizzazione;
- dati raccolti dopo il termine effettivo del percorso.
È utile conservare almeno tre livelli distinti:
- dati grezzi, mai modificati;
- dati controllati, con anomalie marcate o escluse;
- dati corretti, ricondotti all’orario di riferimento.
Le operazioni applicate devono essere riproducibili. Il file finale non deve sostituire il dato originale.
Dalla linea di misura alla carta
Il sistema mobile produce una sequenza di punti lungo il percorso.
La carta continua viene costruita stimando ciò che accade nelle aree non percorse. Questa operazione si chiama interpolazione.
Metodi come l’Inverse Distance Weighting assegnano maggiore influenza ai punti vicini e minore influenza a quelli lontani. Il procedimento può produrre una superficie visivamente continua, ma non conosce automaticamente:
- edifici;
- muri;
- parchi;
- fiumi;
- differenze di quota;
- direzione del vento;
- discontinuità tra quartieri.
Due punti geograficamente vicini possono trovarsi ai lati opposti di un edificio, di un fiume o di un rilevato stradale e appartenere a microclimi differenti.
L’interpolazione è una stima, non una nuova misura.
Mostrare prima i punti misurati
Una carta corretta dovrebbe presentare almeno:
- il percorso;
- i punti reali;
- l’ora dei campioni;
- le zone escluse;
- la stazione di riferimento;
- la scala dei valori;
- eventualmente la superficie interpolata.
Mostrare soltanto una macchia colorata continua nasconde la densità delle osservazioni.
Una zona apparentemente dettagliata può essere sostenuta da molti punti; un’altra può dipendere da due misure molto lontane. Senza vedere il percorso, il lettore non può distinguere le parti osservate dalle parti stimate.
La risoluzione grafica non deve superare artificialmente la densità dei dati.
Una mappa non dimostra automaticamente la causa
Se una strada risulta più calda di un parco, il risultato è coerente con differenze di vegetazione, ombra, evaporazione e materiali.
La sola misura non dimostra però quale fattore sia dominante.
La temperatura può essere influenzata anche da vento canalizzato, differenza di quota, orientamento, calore degli edifici, traffico, condizionatori, vicinanza all’acqua e storia termica delle ore precedenti.
Per collegare il valore al territorio servono dati aggiuntivi e osservazioni ripetute.
Una correlazione tra temperatura e copertura urbana è un’indicazione. Non è automaticamente una dimostrazione causale.
Ripetere il percorso
Un singolo transetto descrive un episodio.
Per individuare una struttura termica ricorrente occorre ripetere il rilievo:
- lungo lo stesso percorso;
- con lo stesso sistema;
- nella stessa fascia oraria;
- in condizioni meteorologiche documentate;
- possibilmente nello stesso senso di marcia;
- con la stessa procedura di correzione.
Le repliche possono mostrare se un punto caldo compare sistematicamente oppure soltanto in una serata.
Le differenze tra repliche possono dipendere da meteorologia, stato termico generale, senso di percorrenza e lato della strada. Per questo la ripetizione dei percorsi è spesso più utile dell’aumento indiscriminato del numero di itinerari.
L’incertezza non è un solo numero
L’incertezza finale comprende contributi diversi:
- accuratezza del sensore;
- interconfronto;
- schermatura;
- ventilazione;
- risposta dinamica;
- posizione GNSS;
- sincronizzazione;
- correzione temporale;
- variabilità meteorologica;
- interpolazione;
- rappresentatività del percorso.
Non tutti i contributi possono essere quantificati facilmente con un unico valore.
È comunque possibile documentarli separatamente attraverso scarto osservato tra sensori, errore nominale, tempo di risposta, precisione della posizione, differenza tra primo e secondo passaggio, variazione della stazione fissa, distanza media tra linee percorse e numero di repliche.
Una carta che mostra differenze di 0,2 °C non è significativa se il sistema complessivo possiede un’incertezza maggiore.
Configurazione minima del sistema
Un sistema essenziale può comprendere:
- sensore di temperatura e umidità;
- schermo solare ventilato;
- microcontrollore;
- ricevitore GNSS;
- orologio sincronizzato;
- memoria locale;
- alimentazione stabile;
- supporto meccanico;
- stazione fissa di riferimento.
Il file dovrebbe contenere almeno:
data_ora, latitudine, longitudine, temperatura, umidita, velocita, qualita_gnss
È utile aggiungere campi diagnostici:
tensione, stato_ventola, numero_satelliti, hdop, identificativo_sensore
L’elettronica non deve però diventare il centro del metodo. Un sistema sofisticato installato male produce una misura scadente; un sistema semplice ma schermato, sincronizzato e documentato può fornire dati molto più utili.
Che cosa può mostrare la mappa
Una campagna ben progettata può individuare:
- quartieri che si raffreddano lentamente;
- parchi relativamente freschi;
- zone industriali o commerciali più calde;
- differenze tra strade aperte e canyon urbani;
- influenza di grandi superfici impermeabili;
- transizioni tra città e campagna;
- aree nelle quali installare stazioni fisse;
- zone da studiare con misure più approfondite.
La mappa può inoltre confrontare ambienti appartenenti a differenti Local Climate Zones, rendendo la descrizione più precisa rispetto alle sole etichette urbano e rurale.
Che cosa non può mostrare da sola
Una carta di temperatura dell’aria non determina automaticamente:
- la temperatura delle superfici;
- la temperatura interna degli edifici;
- il comfort termico completo;
- il rischio sanitario;
- la causa esatta di ogni anomalia;
- il clima medio annuale;
- l’efficacia definitiva di un intervento;
- la situazione delle zone mai percorse.
Non deve inoltre essere interpretata come previsione. Rappresenta le condizioni osservate durante una specifica campagna, dopo le correzioni dichiarate.
Conclusioni
Mappare la temperatura dell’aria in città non significa semplicemente collegare un sensore a un ricevitore GNSS e disegnare punti colorati.
Il sistema deve misurare realmente l’aria. Servono schermatura dalla radiazione, ventilazione, risposta sufficientemente rapida, montaggio lontano dalle sorgenti di calore e altezza costante.
Ogni campione deve essere associato correttamente a posizione e ora. Il percorso deve attraversare ambienti rappresentativi, essere ripetibile e possibilmente tornare al punto iniziale.
Il problema principale è la non simultaneità delle misure. Durante il transetto la temperatura continua a cambiare. Senza una stazione fissa o un’altra procedura di correzione, la mappa confonde la variazione spaziale con quella temporale.
Anche l’elaborazione richiede cautela. I dati reali si trovano lungo il percorso; la superficie continua è ottenuta mediante interpolazione e rappresenta una stima. Prima della carta colorata devono quindi essere mostrati punti, tracciato, densità delle misure e zone non osservate.
Un singolo percorso descrive una serata. Per riconoscere caratteristiche urbane persistenti occorrono repliche effettuate con lo stesso metodo e in condizioni documentate.
La qualità della mappa dipende meno dall’effetto grafico finale e più dalla disciplina con cui sono stati controllati sensore, tempo, posizione, percorso e incertezza.
Fonti principali
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United States Environmental Protection Agency, Measuring Heat Islands.
Stewart, I. D. e Oke, T. R., Local Climate Zones for Urban Temperature Studies, Bulletin of the American Meteorological Society, 2012.
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Simplifying Urban Microclimate Studies: A Low-Cost Mobile Temperature Monitoring System with Automatic Correction, Human Settlements and Sustainability, 2025.
Pigliautile et al., Simplifying the Process to Perform Air Temperature and Urban Heat-Island Measurements at Large Scales: Design of a New Application and Low-Cost Arduino Device, Sustainable Cities and Society, 2023.